Recensione " Il ragazzo e l'airone" di Hayao Miyazaki

Benvenuti lettori e lettrici!
Siamo orgogliose di presentarvi una nuova rubrica, a cadenza casuale, dedicata ai cartoni animati che non siano unicamente disney e originali disney! Pixar, Anime, lungometraggi, corto... tutto purchè sia un film o una serie animata!
Oggi in occasione del compleanno di un gran maestro parleremo infatti dello Studio Ghibli, studio cinematografico di film d'animazione giapponese fondato nel 1985 a Tokyo da Hayao Miyazaki, Isao Takahata, Toshio Suzuki e Yasuyoshi Tokuma, celebre per diversi film tra cui "kiki consegne a domicilio", "Il mio vicino Totoro", "la città incantata2 e il mio preferito di sempre "Il castello errante di Howl".



Il ragazzo e l'airone

di Hayao Miyazaki



Paese: Giappone, 2023

Genere: Film d'animazione

Durata: 124 minuti

Distribuzione: Studio Ghibli




Trama

Tokyo, 1943. Il dodicenne Mahito rimane orfano di madre mentre impazza la Guerra del Pacifico. Il padre si risposa con la sorella della moglie defunta e Mahito si trasferisce con loro in una nuova casa isolata in mezzo ai boschi. Appena arrivato nell’abitazione, entrerà in contatto con un airone grigio che lo trasporterà in un mondo fantastico e pieno di misteri.
Altrove. Mistero. Complessità. Rinascita.
Il giovane Mahito intraprenderà un viaggio attraverso un altrove magico e misterioso ricco di complessità e resilienza. Accompagnato dall'airone, personaggio psicopompo per eccellenza ahito scoprirà un altrove del quale non conosceva l'esistenza: il luogo in cui tutto ha origine e in cui tutto torno, un luogo complesso ed enigmatico in cui nulla è come sembra e in cui tutto ha un fine o uno scopo... alla ricerca del vero senso dell'esistenza.
Una metafora della vita: il superamento del lutto come parte integrante di noi.
Cosa accade quando subiamo un lutto?
Cosa si muove dentro di noi?
Un altro mondo: un susseguirsi di eventi che ci cambiano, ci mutano e ci trasformano… spesso incomprensibili frutto di emozioni e sensazioni mutevoli legate al senso di vuoto o di dolore. Ed ecco che il mondo magico che attraverserà Mahito si trasforma: un mondo il cui l’equilibrio è dettato da un insieme di cubi (paragonabili alla vita) posti in una perfetta torre precaria come ad indicare che la vita, come direbbe Vasco, è tutta un equilibrio sopra la follia.
Il film è confuso, ricco di eventi differenti e di personaggi differenti che richiamano il mondo di Miyazaki passato: non preoccupatevi se provare un senso di straniamento durante la visione, è esattamente quello lo scopo. Sentirvi estranei in un mondo che in realtà conoscete: riconoscere noi stessi quando non sappiamo nemmeno dove ci troviamo, trovare chi siamo dentro di noi non è facile non trovate?
Un viaggio psicologico in piena regola: le figure coinvolte e gli argomenti trattati richiamano la psiche più profonda e alcuni “traumi” che l’essere umano è chiamato a vivere durante la vita. Plauso ai Parrocchetti cannibali: dolci e spietati.. come puù un parrocchetto di per se così carino trasformarsi un pericolo enorme? Riguardala fobia? Certo... ma non solo. Il parrocchetto è ciò che il mondo può farci diventare.
Riflessivo.
Per nulla un film di evasione, decisamente complesso e meritevole soprattutto se analizzato. Forse non il migliore mi Miyazaki, soprattutto dopo la prima visione, ma è sicuramente un gran film.
Miyazaki è sempre una certezza.


CONSIGLIATO: si
VOTO:
Best Wishes ♥
Lu

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